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Andalo 2013 - A Tamburo Battente
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Amare Ravenna
Amare Ravenna
Amare Ravenna
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Daniele Perini - presidente Amare Ravenna
Amare Ravenna
Amare Ravenna
Amare Ravenna
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Andalo
Lo staff di AmareRavenna
foto di gruppo

La nostra Associazione

Sappiamo che la nascita ufficiale dell'Associazione risale al 1° Marzo 1984 alle 17:30. Daniele Perini, il nostro Presidente, ripete sempre che questa è una data che "porta nel cuore".

Quel giorno, infatti, accompagnato da altri otto nonni, (ovvero il numero neccessario perchè la loro azione fosse legale), andò dal notaio per sancire la nascita di "Amare Ravenna".

Nello statuto, come cita il nostro Presidente, "fra gli scopi più importanti c'è quello di combattere la solitudine, di dare nuovi obiettivi di vita alle persone anziane, di lasciare un segno per cambiare il concetto di vecchio."

Noi che condividiamo le idee e lo spirito di Daniele, aggiungiamo che, forse, senza rendersene conto, ha creato una struttura ordinata e razionale che cammina come un orologio svizzero.

Ma, a livello spirituale, l'idea nacque in Daniele alla casa di riposo "Garibaldi" di Ravenna, quando si recava ogni giorno a trovare i nonni....correva l'anno 1975.

Daniele è un organizzatore perfetto; ha sempre pronto un sorriso o un abbraccio per tutti ed in special modo per i meno fortunati, che vuole occupino sempre i primi posti nei locali frequentati da noi durante le gite di cultura e svago.


L'oratoria di Daniele avvince, le sue battute spiritose rinfrancano, i suoi suggerimenti danno forza per vivere meglio, le sue parole affettuose ci fanno riflettere e guardare le persone che sono dietro di noi e che sopportano cristianamente angustie più gravi delle nostre. In altre parole, Daniele è unico, giovane tra gli anziani che chiama "ragazzi" facendosi vecchio egli stesso per non offendere nessuno.

Noi anziani siamo lieti di appartenere a questa Associazione e vorremmo che ne nascesse una in ogni città.

Domenica Grazia Cassataro Lo Mauro

 

“LA TERZA ETA’ E’ LA MIGLIORE, CE L’INSEGNA BEETHOVEN”

Daniele Perini racconta 30 anni di attività di Amare Ravenna in compagnia dei supernonni: “Paura d’invecchiare? E’ un viaggio avventuroso, lo auguro a tutti”

“Quand’ero piccolo non c’erano i soldi per mandarmi all’asilo. Così ogni mattina prendevo la bici e andavo dai nonni: mi raccontavano storie incredibili, pensavo avessero una gran fantasia. Più tardi ho capito che era tutto vero, era la storia della loro vita”. Dev’essersi formata allora quell’immagine da supereroi pop che Danilo Perini ha degli anziani e che anni dopo l’ha spinto a fondare Amare Ravenna, un’associazione che ha riunito e intrecciato, nei suoi trent’anni d’attività, le vite di migliaia di “nonni” della provincia ravennate. “Non capisco perché la gente abbia paura d’invecchiare – si sfoga Perini – l’età non esiste. Beethoven e Verdi hanno composto le opere migliori in tarda età, e anche Michelangelo, quando dipinse la Cappella Sistina, non era più giovanissimo per la sua epoca. Quella che tutti chiamano Terza Età è in realtà l’età più libera di tutte: non c’è il problema della casa, i figli sono grandi e le persone possono approfittarne per fare tutto quello che hanno sempre desiderato: imparare una nuova lingua, dipingere, suonare il pianoforte…”. Se ci si diverte, è la tesi, ci si ammala anche meno: “Sono convinto che ci sia nella malattia degli anziani una forte componente psicologica. Inerzia, forse, una certa voglia di lasciarsi andare. Ma chi l’ha detto che le cose debbano andare per forza così? Conosco delle signore che sono andate fino alla Terra del Fuoco e hanno scalato le montagne. E’ questo il modo giusto di vivere la vecchiaia”.

Ma non è così semplice. Gli anziani spesso si lasciano andare anche perchè non viene più riconosciuto loro quel ruolo di consiglieri, narratori, depositari di saggezza ed esperienze che avevano un tempo…
“E’ vero. Oggi gli anziani sono invisibili. Viviamo in un mondo in cui abbiamo amici di Facebook che vivono a New York e che non abbiamo mai visto in faccia, mentre ci disinteressiamo del vicino di casa. I ragazzi non hanno punti di riferimento, creare nuove famiglie è difficilissimo. Fra trent’anni sapremo come curare qualunque malattia ma avremo un altro problema altrettanto serio: la solitudine”.

Amare Ravenna è una risposta a questo bisogno sociale di comunità ?
“Sicuramente l’associazione contribuisce a far sì che le diverse generazioni di nonni, figli e nipoti continuino a parlarsi. Ma cerca anche di stimolare gli anziani a vivere ‘l’età più libera’ nel modo più vitale e allegro possibile”.

In che modo ?
Per esempio con le attività che organizziamo alla casa dei Nonni in via dei Falconieri. E’ un centro sociale un po’ particolare, dove ci s’incontra tre o quattro volte alla settimana. Lo chiamano il Pineta dei nonni, perché spesso si balla. Ma non c’è solo quello, ci sono anche le vacanze ad Andalo, una volta all’anno, dove i nonni portano i nipotini, ci sono i corsi di teatro e anche un programma tv, ‘A tambur battente’, dove gli anziani si occupano di tutto, dalla redazione agli intermezzi musicali”. La Casa, gestita grazie al volontariato e con l’aiuto della Cassa di Risparmio di Ravenna, è il fiore all’occhiello di Amare Ravenna: “E’ un vero e proprio laboratorio di vita”, racconta Perini con orgoglio, “dove impariamo a conoscere i nostri anziani, con le loro paure e i loro amori”.

Amore? Non è una faccenda per giovani ?
“Tutt’altro, forse solo nella terza età si può amare davvero. Ci sono storie bellissime, solo che nessuno le racconta. Per esempio, in questi trent’anni ci siamo imbattuti in una storia molto triste e romantica: la signora Mariolina era rimasta incinta molto giovane, il fidanzato partì per la Russia e morì. Così, Mariolina crebbe la figlia da sola. Quando diventò grande, la figlia si sposò ed ebbe una figlia a sua volta. Mariolina visse sempre con loro, senza mai una casa per sé. Ma un bel giorno, grazie ad Amare Ravenna, incontrò Ivo, vedovo: i due s’innamorarono perdutamente. La figlia e la nipote di Mariolina le fecero la dote, alla rovescia, e all’età di 73 anni lei ed Ivo andarono a vivere insieme, cominciando una nuova vita. Poi, però, lei si ammalò e putroppo morì pochi anni dopo. Ivo non riuscì a sopportarlo: un giorno si stese sulla sua tomba e si sparò un colpo in testa. E’ un amore sfortunato, alla Paolo e Francesca, perché nessuno scrittore la racconta?”

Che idea ti sei fatto della Terza Eta’, in tutti questi anni di vite e di storie ?
“E’ come partire per un lungo viaggio d’esplorazione, avventuroso come quello di Marco Polo. Bisogna prepararsi per tempo, mettere molte cose utili in valigia, così da essere pronti a vivere l’avventura con la leggerezza che ci vuole. Ma ne vale la pena. Auguro a tutti d’invecchiare”.

Intervista di Daniela Mitta